Festa doveva essere, festazza è stata. La partita con il Betania, atto finale della splendida cavalcata banconiana in rimonta, era ininfluente soltanto per la definizione della classifica. E invece no, per l’Atletico non si configurava come una partita inutile, anzi. Per Serse è stata l’occasione ideale al fine di dare un po’ di spazio a chi ha giocato meno, ai giocatori poco impiegati ma sempre presenti e pronti a dare un contributo alla causa, quelli che hanno remato dalla parte “giusta”. È stata anche questa la forza del Bangone 2011.
Ma facciamo un passo indietro. Tre giorni prima la sfida di Tolmezzo, un’allegra comitiva di otto persone parte per una “spedizione gufativa” a Chiusaforte. L’Spqr è condannata a vincere per alimentare le speranze promozione, ma mentre Serse rimpingua le casse della Philip Morris e si trincera in un silenzio tombale (il fatto che lo sproloquiante trainer non si esibisca nella sagra della logorrea va segnato sugli annali), al fischio finale, dopo qualche brivido per il gruppetto tarvisiano annidato sugli spalti, il sogno si tramuta in realtà. Complimenti alla Dognese per aver sportivamente onorato l’impegno, ma altrettanto agli avversari che, dopo un inizio tragico, hanno sfiorato il miracolo. Il panzuto trainer capisce subito che sarà un weekend impegnativo, dedicato a celebrare questa storica promozione: il fine settimana presso i festeggiamenti di Tarvisio Centrale è, come di consueto, da cirrosi (meno male che il campionato è finito!). Da segnalare nella serata di venerdì l’invenzione dell’inquietante balletto “Villas-Villas-Booooas” – sì, adesso questo nome si può dire – e il pressing alto di Pony sulla dirigenza per essere nuovamente ingaggiato, mentre sabato la molestia di Viviano, che sarebbe troppo anche per Gandhi, è una costante della sagra. Ma va bene così.
Raggiunto l’agognato obiettivo, Serse deve ritarare le convocazioni per assicurare la doverosa vetrina alle “seconde linee”. Così, restano a casa Vecchiavento, Mualluet e l’Amaro Bambino della Kinder, duramente provato dal tour europeo di vacanze. Teoricamente, ci sono comunque 18 convocati per la passerella finale del Carnico Amatori 2011, anche se il giorno stesso della gara si registrano le defezioni di Cinzani, distrutto dalla sagra di Centrale e dalla maglia con scollo a V che ha ingolosito una certa parte dei maschi partecipanti ai festeggiamenti, di Sukuro, bloccato da motivi di lavoro, e di Christof Fluido, che riesce a infortunarsi giocando dietro le scuole con i bambini delle medie. Lo sgrammaticato teutonico, così, con l’ennesima defezione insulsa si aggiudica sul filo di lana il premio “Tirapacchi dell’anno”, bruciando sul rush finale lo smaterializzato E Balle Varie. A fare da contraltare, c’è la prima presenza stagionale di Biru Spritz, che scende dalla macchina emanando intensi aromi di luppolo e malto lavorati. La premiata coppia Serse-Orendo, che festeggia finalmente con una gioia i suoi dieci anni di matrimonio (calcistico, s’intende), trasporta in spogliatoio sei casse di birra. Retonto, anche lui più di qua che di là, ne aggiunge una settima.
La formazione, come accennato, offre una meritata possibilità da titolare a chi ha giocato meno. Tra i pali va Superchicche, ancora sobrio dai tre giorni in veste di cuoco (…) alla sagra centralina; in difesa, a destra c’è Rowenta, mentre sulla corsia mancina agisce Profilone Mapesco, premiato al debutto stagionale con la fascia da capitano. In mezzo, manco a dirlo, la solita coppia Orendo-Bistecca, con il rapper trapiantato a Pavia di Udine che continua a vaneggiare promettendo un gol. Incredibilmente, l’auspicio sarà mantenuto. In mediana, oltre all’alticcio Retonto, si rivede Perry Nason Schkalé, che dopo l’infortunio è stato ingaggiato quale cane da tartufo nelle Langhe, mentre il tridente di qualità è completato da Zoltan, lo Zauli della Valcanale fatto di Das e muffa (manco fosse Floccaro…). Per assicurare peso all’attacco, Serse schiera Amaurìo sulla trequarti, e il fantasista sfrutterà al meglio l’occasione per mettersi in mostra con buone giocate, salvo ricorrere alla bombola d’ossigeno dopo essere stato sostituito. Davanti, oltre al già citato Biru Spritz, riappare da titolare Sgarru-pato, come sempre dotato di chioma fluente. Da segnalare l’assenza, che forse molti (…) avranno notato, di bomber Tamarreide, volato in Sardegna per l’unica settimana di brutto tempo all’anno sull’isola. La panchina, poi, è di assoluta qualità: oltre a Pazzagli, siedono Pizzett, il raffinato Mocio Lavazza Taddeo, Poz-di-rincalz e Miccoli, purtroppo senza sopracciglio elaborato. In spogliatoio regna la gran tranquillità, ma anche la volontà di non fare figuracce.
Il match, da subito, vede gli avversari più motivati. Dopo 5-minuti-5 capitan Mapesco, già paonazzo, comincia a mulinare le braccia chiedendo il cambio a Serse che, alla decima volta, spazientito, gli impone di smetterla di rompere le palle. Rowenta, impegnato nell’inseguimento per il campo dell’indisciplinato parrucchino, fatica a contenere il suo avversario diretto, e il Betania entra più volte nella difesa come il burro. Il Bancone trotterella senza costrutto, mostra poca voglia e, con il passare dei minuti, soccombe. La formazione di casa sblocca il risultato su rigore, una bella sponda aerea di Biru Spritz libera al tiro Sgarru-pato, ma la risposta del portiere è ottima; sarà l’unica vera fiammata del primo tempo banconiano, con l’Atletico trafitto per altre tre volte – va detto che sono quasi tutti degli eurogol – e costretto a incassare un poker. Capitan Profilone, oltre a chiedere il cambio per la 76esima volta, a un certo punto deve affrontare una crisi d’identità quando l’arbitro (il come sempre ottimo Silvano Della Pietra, che ci perdonerà per questa gag) lo chiama “signor Miraglia”. Sghignazzate in campo, con il Rambo di Strasatti che, ormai, non si chiamerà mai più come prima. Serse, stizzito per il pesante 0-4 e per le chiacchiere fastidiose in panca, manda a scaldarsi Poz-di-molest, giusto per levarselo dalle balle. A inizio articolo dicevamo che doveva essere festa, ma il primo tempo di Tolmezzo non è stato così: come spesso accade, troppa smania di parlare in campo (nonostante non ci fosse Poz-di-pedanteria) e anche qualche fallo “al limite”, inutile in un match del genere. Insomma, il barbuto trainer non può passare in serenità nemmeno l’ultimo impegno di una lunga stagione e in spogliatoio, piccato, tenta di dare una sterzata. In tribuna, oltre a Piry, Alice, Daira Chiabotto e Katia-in-Sgarrupato, le vere “cheerleaders de no’ antri”, c’è un folto gruppetto di seguaci banconiani, con in prima linea il Cinghialone e il maresciallo Petocci, affiancati da Traudy Traurig e soprattutto Kinder Delice, che sta subendo una corte spietata della dirigenza dell’Atletico. Non si può deludere il nostro spettacolare pubblico, e così arriva la sterzata.
Serse, così, ridisegna la formazione per il secondo tempo: fuori Rowenta (che va a fare una lavatrice al parrucchino), capitan Miraglia, finalmente libero di dedicarsi alle birre, e il baffuto, ma non per questo sempre piaciuto, Zoltan. In campo, ecco l’inossidabile Pizzett e Taddeo come terzini, mentre Poz-di-duttilità va a fare l’esterno sinistro nel nuovo 4-4-2, con il Nocciolato arretrato a fare l’ala destra e Amaurìo ad affiancare Biru in avanti. La differenza di passo, non soltanto per i demeriti di chi è uscito, si vede. L’Atletico comincia a macinare gioco e si rende sempre più pericoloso, arrivando ad accorciare le distanze con un astuto tocco di punta di Sgarru-pato. Gli avversari, sorpresi da questa metamorfosi, vanno in sofferenza, Poz-di-freschezz spadroneggia sulla fascia mancina e Schkalé diventa padrone assoluto del centrocampo: il pallido mediano dalle radici pugliesi recupera palloni, li distribuisce e va anche alla conclusione. Insomma, una delle sue migliori partite di sempre e la giusta palma di migliore in campo (ma non diteglielo). Con la squadra che si esprime molto meglio, anche Spritz ritrova gli stimoli giusti e si dimena in cerca dell’occasione propizia. E poi, ecco un momento topico: atterramento in area e rigore per l’Atletico. Il Bistecca, travestito da bambino delle elementari, parte baldanzoso dalla difesa e si presenta, come da accordi prepartita, sul dischetto. Mostrando un’insospettabile freddezza, l’uomo dal sorriso hollywoodiano non lascia scampo al portiere e mette a segno la sospirata rete alla quale tanto puntava. Per il Bangone, sotto di due reti, la clamorosa rimonta sembra assumere contorni sempre più reali, ma la cosa dura poco: Pazzagli, che ha sostituito Superchicche tra i pali, nulla può su una verticalizzazione del Betania e viene trafitto. Lo slanciato portiere non si dispera per il gol subìto, ma per i soliti sfottò che dovrà subire da Vix a fine gara e si mette le mani nei (folti) capelli. A proposito di cambi, Miccoli aveva rilevato un esausto Amaurìo, che ormai vedeva la Madonna oltre le montagne carniche e sognava che la bandierina da guardalinee si tramutasse una coscia di prosciutto crudo. Incassata la quinta marcatura, l’Atletico ha un attimo di sbandamento e i padroni di casa sfiorano il 6-2, con un’azione del Betania che vede dapprima una traversa e poi una clamorosa occasione fallita da due passi. Superato lo shock, i nostri eroi tornano però a macinare gioco e sfiorano la clamorosa rimonta: dapprima il Guerriero Omino Bianco, alias Schkalé, riapre i conti con una conclusione da fuori deviata alle spalle del portiere locale, poi è Poz-di-ispirazion, al termine di una bella manovra corale, a mettere dentro il 4-5. Manca una manciata di giri d’orologio, ma il Bancone ci crede e si butta in avanti a capofitto, non trovando però il guizzo per un pari che sarebbe stato davvero clamoroso. Al triplice fischio dell’ottimo Della Pietra – ce ne fossero di arbitri così, purtroppo ce lo mandano poco… – esplode comunque la gioia, con una pazza corsa verso le tribune per ringraziare i tifosi e il balletto “Villas-Villas-Boas”, questa volta con tutta la squadra protagonista e Serse al centro. La festazza continua in spogliatoio dove, oltre a spazzolare le birre con tanta, tanta sete, lo “Special Ter_One” e il suo Karanka, alias Cinghialone, vengono spediti sotto la doccia. Il madido allenatore, che fiutando il trappolone aveva portato un ricambio di abiti, si scorda però di togliersi la maglia della tuta sociale e deve ripiegare su quella (taglia M) di Sgarru-pato: il risultato finale è una splendida architettura di golose forme, soprattutto del ventre. Così conciato, il mister si presenta con gli occhi lucidi ai microfoni Sky: «Mi sento un po’ come Guidolin – afferma soddisfatto -, perché, al pari dell’Udinese, abbiamo cominciato malissimo e poi raggiunto la “nostra Champions League”. L’unica differenza con il tecnico bianconero è che se io vado in bici mi viene un infarto. Mi sento in dovere di ringraziare tutti i ragazzi, siamo riusciti a risollevarci e a battere pure i “gufi” che ci davano per morti troppo presto».
Dopo il match, splendida accoglienza del Betania che, al chiosco del campo, propone pasta, salsicce e dolce. Davvero tutto ottimo, con l’inappetente Amaurìo che onora la cucina di casa nella giusta maniera. Un terzo tempo spettacolare, con tanta tranquillità reciproca e voglia di scherza: così dovrebbe essere sempre! Cogliamo l’occasione di questo ricettacolo di cagate per ringraziare di cuore i padroni di casa.
Terminata la lunga stagione agonistica, partita a marzo con le riunioni, è già tempo di programmare la prossima annata. La dirigenza banconiana è già al lavoro per individuare i giusti rinforzi in vista del prossimo campionato di Prima categoria, anche se il magro mister-presidente ha affermato di volersi prendere un mese sabbatico di riposo. Cala, con uno show del pazzo Bancone, il sipario su un 2011 che ci ha regalato tante gioie. E ora, andiamo a prendercene altre!
Pillo Panchino

