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Show finale verso la Prima con capitan Miraglia!

Festa doveva essere, festazza è stata. La partita con il Betania, atto finale della splendida cavalcata banconiana in rimonta, era ininfluente soltanto per la definizione della classifica. E invece no, per l’Atletico non si configurava come una partita inutile, anzi. Per Serse è stata l’occasione ideale al fine di dare un po’ di spazio a chi ha giocato meno, ai giocatori poco impiegati ma sempre presenti e pronti a dare un contributo alla causa, quelli che hanno remato dalla parte “giusta”. È stata anche questa la forza del Bangone 2011.

Ma facciamo un passo indietro. Tre giorni prima la sfida di Tolmezzo, un’allegra comitiva di otto persone parte per una “spedizione gufativa” a Chiusaforte. L’Spqr è condannata a vincere per alimentare le speranze promozione, ma mentre Serse rimpingua le casse della Philip Morris e si trincera in un silenzio tombale (il fatto che lo sproloquiante trainer non si esibisca nella sagra della logorrea va segnato sugli annali), al fischio finale, dopo qualche brivido per il gruppetto tarvisiano annidato sugli spalti, il sogno si tramuta in realtà. Complimenti alla Dognese per aver sportivamente onorato l’impegno, ma altrettanto agli avversari che, dopo un inizio tragico, hanno sfiorato il miracolo. Il panzuto trainer capisce subito che sarà un weekend impegnativo, dedicato a celebrare questa storica promozione: il fine settimana presso i festeggiamenti di Tarvisio Centrale è, come di consueto, da cirrosi (meno male che il campionato è finito!). Da segnalare nella serata di venerdì l’invenzione dell’inquietante balletto “Villas-Villas-Booooas” – sì, adesso questo nome si può dire – e il pressing alto di Pony sulla dirigenza per essere nuovamente ingaggiato, mentre sabato la molestia di Viviano, che sarebbe troppo anche per Gandhi, è una costante della sagra. Ma va bene così.

Raggiunto l’agognato obiettivo, Serse deve ritarare le convocazioni per assicurare la doverosa vetrina alle “seconde linee”. Così, restano a casa Vecchiavento, Mualluet e l’Amaro Bambino della Kinder, duramente provato dal tour europeo di vacanze. Teoricamente, ci sono comunque 18 convocati per la passerella finale del Carnico Amatori 2011, anche se il giorno stesso della gara si registrano le defezioni di Cinzani, distrutto dalla sagra di Centrale e dalla maglia con scollo a V che ha ingolosito una certa parte dei maschi partecipanti ai festeggiamenti, di Sukuro, bloccato da motivi di lavoro, e di Christof Fluido, che riesce a infortunarsi giocando dietro le scuole con i bambini delle medie. Lo sgrammaticato teutonico, così, con l’ennesima defezione insulsa si aggiudica sul filo di lana il premio “Tirapacchi dell’anno”, bruciando sul rush finale lo smaterializzato E Balle Varie. A fare da contraltare, c’è la prima presenza stagionale di Biru Spritz, che scende dalla macchina emanando intensi aromi di luppolo e malto lavorati. La premiata coppia Serse-Orendo, che festeggia finalmente con una gioia i suoi dieci anni di matrimonio (calcistico, s’intende), trasporta in spogliatoio sei casse di birra. Retonto, anche lui più di qua che di là, ne aggiunge una settima.

La formazione, come accennato, offre una meritata possibilità da titolare a chi ha giocato meno. Tra i pali va Superchicche, ancora sobrio dai tre giorni in veste di cuoco (…) alla sagra centralina; in difesa, a destra c’è Rowenta, mentre sulla corsia mancina agisce Profilone Mapesco, premiato al debutto stagionale con la fascia da capitano. In mezzo, manco a dirlo, la solita coppia Orendo-Bistecca, con il rapper trapiantato a Pavia di Udine che continua a vaneggiare promettendo un gol. Incredibilmente, l’auspicio sarà mantenuto. In mediana, oltre all’alticcio Retonto, si rivede Perry Nason Schkalé, che dopo l’infortunio è stato ingaggiato quale cane da tartufo nelle Langhe, mentre il tridente di qualità è completato da Zoltan, lo Zauli della Valcanale fatto di Das e muffa (manco fosse Floccaro…). Per assicurare peso all’attacco, Serse schiera Amaurìo sulla trequarti, e il fantasista sfrutterà al meglio l’occasione per mettersi in mostra con buone giocate, salvo ricorrere alla bombola d’ossigeno dopo essere stato sostituito. Davanti, oltre al già citato Biru Spritz, riappare da titolare Sgarru-pato, come sempre dotato di chioma fluente. Da segnalare l’assenza, che forse molti (…) avranno notato, di bomber Tamarreide, volato in Sardegna per l’unica settimana di brutto tempo all’anno sull’isola. La panchina, poi, è di assoluta qualità: oltre a Pazzagli, siedono Pizzett, il raffinato Mocio Lavazza Taddeo, Poz-di-rincalz e Miccoli, purtroppo senza sopracciglio elaborato. In spogliatoio regna la gran tranquillità, ma anche la volontà di non fare figuracce.

Il match, da subito, vede gli avversari più motivati. Dopo 5-minuti-5 capitan Mapesco, già paonazzo, comincia a mulinare le braccia chiedendo il cambio a Serse che, alla decima volta, spazientito, gli impone di smetterla di rompere le palle. Rowenta, impegnato nell’inseguimento per il campo dell’indisciplinato parrucchino, fatica a contenere il suo avversario diretto, e il Betania entra più volte nella difesa come il burro. Il Bancone trotterella senza costrutto, mostra poca voglia e, con il passare dei minuti, soccombe. La formazione di casa sblocca il risultato su rigore, una bella sponda aerea di Biru Spritz libera al tiro Sgarru-pato, ma la risposta del portiere è ottima; sarà l’unica vera fiammata del primo tempo banconiano, con l’Atletico trafitto per altre tre volte – va detto che sono quasi tutti degli eurogol – e costretto a incassare un poker. Capitan Profilone, oltre a chiedere il cambio per la 76esima volta, a un certo punto deve affrontare una crisi d’identità quando l’arbitro (il come sempre ottimo Silvano Della Pietra, che ci perdonerà per questa gag) lo chiama “signor Miraglia”. Sghignazzate in campo, con il Rambo di Strasatti che, ormai, non si chiamerà mai più come prima. Serse, stizzito per il pesante 0-4 e per le chiacchiere fastidiose in panca, manda a scaldarsi Poz-di-molest, giusto per levarselo dalle balle. A inizio articolo dicevamo che doveva essere festa, ma il primo tempo di Tolmezzo non è stato così: come spesso accade, troppa smania di parlare in campo (nonostante non ci fosse Poz-di-pedanteria) e anche qualche fallo “al limite”, inutile in un match del genere. Insomma, il barbuto trainer non può passare in serenità nemmeno l’ultimo impegno di una lunga stagione e in spogliatoio, piccato, tenta di dare una sterzata. In tribuna, oltre a Piry, Alice, Daira Chiabotto e Katia-in-Sgarrupato, le vere “cheerleaders de no’ antri”, c’è un folto gruppetto di seguaci banconiani, con in prima linea il Cinghialone e il maresciallo Petocci, affiancati da Traudy Traurig e soprattutto Kinder Delice, che sta subendo una corte spietata della dirigenza dell’Atletico. Non si può deludere il nostro spettacolare pubblico, e così arriva la sterzata.

Serse, così, ridisegna la formazione per il secondo tempo: fuori Rowenta (che va a fare una lavatrice al parrucchino), capitan Miraglia, finalmente libero di dedicarsi alle birre, e il baffuto, ma non per questo sempre piaciuto, Zoltan. In campo, ecco l’inossidabile Pizzett e Taddeo come terzini, mentre Poz-di-duttilità va a fare l’esterno sinistro nel nuovo 4-4-2, con il Nocciolato arretrato a fare l’ala destra e Amaurìo ad affiancare Biru in avanti. La differenza di passo, non soltanto per i demeriti di chi è uscito, si vede. L’Atletico comincia a macinare gioco e si rende sempre più pericoloso, arrivando ad accorciare le distanze con un astuto tocco di punta di Sgarru-pato. Gli avversari, sorpresi da questa metamorfosi, vanno in sofferenza, Poz-di-freschezz spadroneggia sulla fascia mancina e Schkalé diventa padrone assoluto del centrocampo: il pallido mediano dalle radici pugliesi recupera palloni, li distribuisce e va anche alla conclusione. Insomma, una delle sue migliori partite di sempre e la giusta palma di migliore in campo (ma non diteglielo). Con la squadra che si esprime molto meglio, anche Spritz ritrova gli stimoli giusti e si dimena in cerca dell’occasione propizia. E poi, ecco un momento topico: atterramento in area e rigore per l’Atletico. Il Bistecca, travestito da bambino delle elementari, parte baldanzoso dalla difesa e si presenta, come da accordi prepartita, sul dischetto. Mostrando un’insospettabile freddezza, l’uomo dal sorriso hollywoodiano non lascia scampo al portiere e mette a segno la sospirata rete alla quale tanto puntava. Per il Bangone, sotto di due reti, la clamorosa rimonta sembra assumere contorni sempre più reali, ma la cosa dura poco: Pazzagli, che ha sostituito Superchicche tra i pali, nulla può su una verticalizzazione del Betania e viene trafitto. Lo slanciato portiere non si dispera per il gol subìto, ma per i soliti sfottò che dovrà subire da Vix a fine gara e si mette le mani nei (folti) capelli. A proposito di cambi, Miccoli aveva rilevato un esausto Amaurìo, che ormai vedeva la Madonna oltre le montagne carniche e sognava che la bandierina da guardalinee si tramutasse una coscia di prosciutto crudo. Incassata la quinta marcatura, l’Atletico ha un attimo di sbandamento e i padroni di casa sfiorano il 6-2, con un’azione del Betania che vede dapprima una traversa e poi una clamorosa occasione fallita da due passi. Superato lo shock, i nostri eroi tornano però a macinare gioco e sfiorano la clamorosa rimonta: dapprima il Guerriero Omino Bianco, alias Schkalé, riapre i conti con una conclusione da fuori deviata alle spalle del portiere locale, poi è Poz-di-ispirazion, al termine di una bella manovra corale, a mettere dentro il 4-5. Manca una manciata di giri d’orologio, ma il Bancone ci crede e si butta in avanti a capofitto, non trovando però il guizzo per un pari che sarebbe stato davvero clamoroso. Al triplice fischio dell’ottimo Della Pietra – ce ne fossero di arbitri così, purtroppo ce lo mandano poco… – esplode comunque la gioia, con una pazza corsa verso le tribune per ringraziare i tifosi e il balletto “Villas-Villas-Boas”, questa volta con tutta la squadra protagonista e Serse al centro. La festazza continua in spogliatoio dove, oltre a spazzolare le birre con tanta, tanta sete, lo “Special Ter_One” e il suo Karanka, alias Cinghialone, vengono spediti sotto la doccia. Il madido allenatore, che fiutando il trappolone aveva portato un ricambio di abiti, si scorda però di togliersi la maglia della tuta sociale e deve ripiegare su quella (taglia M) di Sgarru-pato: il risultato finale è una splendida architettura di golose forme, soprattutto del ventre. Così conciato, il mister si presenta con gli occhi lucidi ai microfoni Sky: «Mi sento un po’ come Guidolin – afferma soddisfatto -, perché, al pari dell’Udinese, abbiamo cominciato malissimo e poi raggiunto la “nostra Champions League”. L’unica differenza con il tecnico bianconero è che se io vado in bici mi viene un infarto. Mi sento in dovere di ringraziare tutti i ragazzi, siamo riusciti a risollevarci e a battere pure i “gufi” che ci davano per morti troppo presto».

Dopo il match, splendida accoglienza del Betania che, al chiosco del campo, propone pasta, salsicce e dolce. Davvero tutto ottimo, con l’inappetente Amaurìo che onora la cucina di casa nella giusta maniera. Un terzo tempo spettacolare, con tanta tranquillità reciproca e voglia di scherza: così dovrebbe essere sempre! Cogliamo l’occasione di questo ricettacolo di cagate per ringraziare di cuore i padroni di casa.

Terminata la lunga stagione agonistica, partita a marzo con le riunioni, è già tempo di programmare la prossima annata. La dirigenza banconiana è già al lavoro per individuare i giusti rinforzi in vista del prossimo campionato di Prima categoria, anche se il magro mister-presidente ha affermato di volersi prendere un mese sabbatico di riposo. Cala, con uno show del pazzo Bancone, il sipario su un 2011 che ci ha regalato tante gioie. E ora, andiamo a prendercene altre!

Pillo Panchino

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A un passo dalla grande impresa!

All’ultimo respiro. Quando ti sembra che le ultime speranze si siano affievolite e l’ennesima occasione sprecata ti si materializza sotto gli occhi, ecco il lampo che cambia il corso delle cose. Minuto 43 del secondo tempo a Paularo: Poz-di-cinism si traveste da Armero e, come il colombiano dell’Udinese, segna una rete pesantissima e riscatta una prova personale più ricca di ombre che di luci. È una liberazione, la gioia può esplodere per l’arrivo di due punti davvero fondamentali.

La sfida con il fanalino di coda Paularo è tutta racchiusa in questo momento clou. Una vittoria ottenuta con il cuore e con i denti, contro avversari che si sono impegnati quasi come fosse una finale di Champions. Ma riavvolgiamo il nastro della sfida chiave. È un Bangone con diverse assenze quello che si presenta al penultimo appuntamento stagionale: Superchicche, finita l’estate lavorativa, opta con il permesso della società per una vacanza-premio a suon di sbronze, Christof è murato vivo all’interno della Snai, Schkalè è ancora impegnato a fare Perry Nason e Vecchiavento, pur dichiarando impegni lavorativi, in realtà è a fare fanghi per combattere l’artrite. Di Sgarru-pato e del Bambino della Kinder sapevamo già di dover fare a meno, mentre last minute arrivano altre tre defezioni: Miccoli resta intrappolato nei meandri di Friuli Doc, Zoltan si dissolve il giorno prima della partita (ma voci di corridoio dicono che partecipasse a una gara per i baffi più belli) e pure Retonto, arruolato per assaggiare ogni singolo cocktail alla fiera di Klagenfurt, non farà in tempo a partecipare. Ma questo lo sapremo soltanto a partita finita.

In virtù delle defezioni all’ultimo, Serse può contare su 14 giocatori per la trasferta paularina. Già al ritrovo da Tizio e Caio c’è la giusta tensione. Il panzuto tecnico, stordito dalla lunga trasferta mattutina a Forni di Sopra assieme a Raspa, tenta invano di farsi dare una Red Bull per ripigliarsi. Cinzani, seduto incredibilmente davanti a un caffè (e non una birra da mezzo), scruta la Gazzetta per mascherare il nervosismo, ma intanto si dedica a sigarette di ogni genere. A portare “bellezza ad alta quota” ci pensa il riccioluto Calogero, riemerso dalla calura triestina per contribuire alla causa, mentre l’avvenente Rowenta, dotato di parrucchino impomatato, fa lo spavaldo e si ordina una birra. Il Maresciallo, incurante degli errori già commessi, si presenta con Amaurìo, che questa volta però evita di rovesciare liquidi nell’abitacolo. Pizzett, in evidente ritardo, fa preoccupare proprio il fantasista cresciuto a Gullit e panini crudo e melanzane, che esprime apprezzamento per i possibili compagni di viaggio. Insomma, per farla breve, si parte. Dopo un’oretta abbondante di viaggio, si arriva al campo, che non è più la vecchia, suggestiva “Trotule”, ma il più recente campo di Saletti.

Formazione quasi obbligata per l’Atletico. Tra i pali va lo sgargiante Pazzagli, mentre in difesa, confermato l’evergreen Raffa a sinistra, dall’altra parte riprende il suo posto il sempre sobrio Cinzani. Al centro, manco a dirlo, capitan Bistecca e l’Orendo, come sempre insuperabili, manco fossero un tonno (questa battuta la capiremo in tre). La novità tattica in mediana riguarda l’utilizzo di Sukuro a mo’ di pirla… ehm, Pirlo, con l’abbronzato finto extracomunitario che ha il compito di iniziare tutte le azioni banconiane; ai suoi lati, agiscono il riconfermato Petocci, bianco come un lenzuolo di montagna, e Viviani, presente per l’ultima volta nell’annata. Nessuna novità, invece, sulla trequarti, dove Poz-di-malumor ha il compito di innescare le due punte, alias Tamarreide Grisù Floccaro e il “Mocio Lavazza”, nuovo soprannome coniato di fresco da Serse per lo sgraziato Taddeo. Nel pre-gara, mentre si fa finta di concentrarsi sulla partita, dallo spogliatoio avversario arriva un ruggito che promette battaglia, e qualcuno (sper)giura di aver visto entrare anche Russell Crowe al grido di “al mio comando scatenate l’inferno!”. Insomma, si capisce già che il Paularo non regalerà nulla e che sarà battaglia vera e aspra. Pronostico rispettato.

Eppure, i primi 10 minuti del Bangone promettono bene. Da subito, gli eroi etilici di rosso vestiti prendono in mano il pallino del gioco e, con una fitta rete di passaggi, cominciano a guadagnare metri. Sukuro si cala bene nel suo nuovo ruolo, Poz-di-lagnanz sembra ispirato, ma durerà poco: un pestone blocca il piangina de no antri, che con la lacrimuccia si rivolge alla panchina dicendo di essere sicuro di poter continuare. Gli improperi provenienti da bordo campo tagliano corto il discorso. Dopo qualche schermaglia di poco conto, si nota che l’attacco, peraltro servito poco e male, non è in giornata di grazia. Ma la zampata del bomber-rivelazione del campionato è in agguato: Floccaro, servito nel cuore dell’area, si inventa una girata repentina di sinistro che buca il portiere e vale il 13° gol stagionale. Esultanza, come di consueto, contenuta (anche in panca), mentre in tribuna il padre del nostro Tamarreide, già ridotto sul lastrico dalle precedenti partite, si dispera per l’ennesimo giro di birre che sarà chiamato a offrire dopo l’incontro. Insomma, il match si mette bene ma, inspiegabilmente, l’Atletico si spegne. Fioccano inutili lanci verso le punte, il Mocio Lavazza si fa prendere dal nervosismo, il Bangone arretra il suo baricentro e il Maresciallo diventa “Bonomelli”, visto che sembra aver trangugiato un container di camomilla. Ma ci vuole un episodio per riaprire il match: su un innocuo lancio lungo, Pazzagli viene tradito dal terreno e, anziché rinviare, smorza un pallone che l’attaccante di casa deposita in rete per il pareggio. Mentre il portiere alle cime di rapa si dispera, in tribuna Alice pensa “avevo ragione io a chiamarlo Palmolive… ma questa è la versione del sapone per il pediluvio!”. L’estremo banconiano faticherà a riprendersi dallo shock per l’errore, ma sarà autore comunque di parate decisive che lo riscatteranno abbondantemente. Tornato in parità, il match si infiamma, perché i padroni di casa mostrano un esagerato nervosismo e anche le due panchine si beccano a lungo. Finisce il primo parziale con un pari che accontenta poco Serse e l’allegra ciurma di beoni.

Nessun cambio nella ripresa, con Mallett che continua a fare lo sbandieratore, Amaurìo che prosegue nel suo riposo polleggiato in panchina e Rowenta ingaggiato come medico, una sorta di George Clooney dei poveri in un E.R. in salsa Carnico Amatori. Tutto si può dire, ma che il Bangone sia quello brillante ammirato contro i Crots proprio no. Migliorano le cose sotto il profilo del possesso e gestione palla, ma l’Atletico tira sempre poco in porta e, progressivamente, il Paularo guadagna metri. In panchina, nonostante tutto, regna uno smisurato ottimismo e si è convinti che i due punti possano diventare realtà. Però, è un attento Pazzagli a smanacciare un paio di minacce avversarie, mentre l’Orendo perde le staffe per i continui colpi subiti dall’avversario diretto (ma una volta non succedeva il contrario?). Anche in panca, Serse trova il suo momento di sclero e riesce a litigare con il mister rivale e con un giocatore avversario, ma a fine partita, per fortuna, lo strappo sarà ricucito. Dopo una ventina di minuti in sofferenza, però, il Bancone tira fuori gli artigli che non sapeva di possedere. Il pareggio sarebbe prezioso, ma la voglia di vincere, una volta tanto, fa la differenza. Così, la squadra alza il proprio raggio d’azione e il ritmo, esponendosi peraltro a pericolosi contropiede, sempre ben rintuzzati da una difesa monumentale in tutti i suoi componenti. Il frutto della pressione sembra maturo quando il candidato a mister Universo, alias Viviano, spinge in rete il pallone del vantaggio ma, proprio lui che ricorda il peggior Van Bommel (a livello di legnate), ammette di essersi trasfigurato in Maradona e di aver colpito di mano. Tutto da rifare, ma l’esultanza è soltanto rinviata di pochi minuti. E infatti, in zona Cesarini, ecco che il “miracolo” si concretizza: al terzo di recupero, Pizzett avvia l’azione con uno strepitoso esterno a giro che corre lungo la fascia, Viviani si infila nel cuore dell’area e, dopo un batti e ribatti, Poz-a-rimorch che aveva seguito l’azione cattura la sfera e, di precisione, la deposita in rete tra le gambe del portiere. Quanta adrenalina!!! Panca, campo e tribuna esplodono di festa, ma i successivi due minuti sembrano non passare mai. Per fortuna, Mocio Lavazza si guadagna una preziosa punizione al limite e quasi trova la terza rete. In difesa si capisce di non andare troppo per il sottile, spazzando “alla Carnico” in attesa del triplice fischio. Quando quest’ultimo arriva, è una liberazione… vittoria fondamentale! Peccato che gli animi, nel frattempo, si siano piuttosto accesi e che Cinghialone, meglio noto come Karanka, venga preso di mira da qualche avversario. Per fortuna, tutto si risolve con una romanzina, peraltro molto apprezzata e ascoltata da parte del longilineo portierone in veste dirigenziale, e il clima, con tanta pazienza, si stempera. C’è tempo anche per un paio di birre al chiosco, e mentre qualcuno scende a Friuli Doc, altri restano al campo per la pasta e un po’ di bevanda.

L’Atletico, dunque, è a un passo dall’impresa, grazie al margine di due lunghezze sull’Spqr che riposava. “Ma non è ancora fatta – spiega un carico Serse a fine gara ai microfoni Mediaset Premium – e i giocatori devono sapere che, in caso di disgrazia, saranno abbondantemente ripagati con dei cactus da quintale”. L’avvertimento suona piuttosto chiaro. Ora c’è l’ultimo sforzo da compiere (no, Nino, non dicevamo a te), l’ultimo pendio da scalare. In questo campionato cominciato tutto in salita, l’Atletico si è guadagnato la “Maglia verde” come miglior scalatore, tanto per usare una metafora ciclistica che piacerebbe a Pazzagli e Cinghialone. Lunedì 26 settembre, contro il Betania, l’appuntamento più atteso per suggellare nel migliore dei modi un campionato pazzo. A perfetta somiglianza del Bangone!

Pillo Panchino
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Salta il tappo: è Bancone champagne!

Ci voleva una prova di forza. Il che non significava vedere Rowenta e Pizzett fare a braccio di ferro sul tavolino del “Mario De Caneva” di Fusine. Servivano, come il pane (magari una baguette prodotta dal Maresciallo) i due punti, dopo la vittoria dell’Spqr che, per la prima volta da lungo tempo a questa parte, aveva relegato il Bancone al quarto posto. La risposta è arrivata sul campo, e nel migliore dei modi: l’Atletico si traveste da Djokovic e supera per 6-2 i Crots, presi a pallate, per usare un gergo tennistico, dalla premiata coppia Floccaro-Taddeo in versione Canè-Nargiso dei bei tempi (ma senza scannarsi in campo, almeno loro).

Due doverose premesse prima di immergerci nella cronaca: è assolutamente vero che i Crots erano rimaneggiati causa festa di paese, e da parte nostra non possiamo che dispiacerci per questo; complimenti agli avversari i quali, grazie all’impegno dell’amico Diego, sono riusciti ad arrivare in 14 a Fusine. Ma anche il Bangone, quanto ad assenze, non era da meno: lo squalificato Cinzani compare sulle tribune del “Mario De Caneva” in divisa per incutere timore agli avversari, mentre Poz-di-tintarell tira il pacco per andare ad abbrustolirsi a Lignano, spendendo 3.200 euro in bevanda in due giorni. Sgarru-pato è a fare un safari in Kenya, non come turista, ma nel senso che fa la bestia da ammirare (…) per i visitatori, mentre il bambino della Kinder, dato ufficialmente in vacanza, in realtà è a testare le nuove merendine della nota casa produttrice. Schkalè, ribattezzato Perry Nason dopo il simpatico incidente di Chiusaforte, si presenta sugli spalti per assicurare il giusto sostegno, ed essendo un uomo che ha “fiuto”, intuisce già che sarà una partita divertente. Miccoli, infine, finge di essere in Austria, mentre in verità è in ritiro, pronto per la doppietta all’Inter. Insomma, anche nelle fila dell’Atletico mancano diversi elementi di spicco.

Quindi, un po’ di emergenza c’è, ma Serse può contare su due “sorprese” della precedente amichevole con il Malborghettone. A ben figurare, nel test di mercoledì, erano stati Rowenta e Petocci, che sulla corsia di destra si erano ben comportati. Il panzuto tecnico, quindi, decide di dare fiducia ai due sex symbol della squadra e li getta nella mischia. Tra i pali va Superchicche, mentre la linea difensiva vede il già citato Rowenta e l’highlander Pizzett sulle corsie esterne; al centro, il solito muro composto da capitan Bistecca, che ormai sceglie sempre di fare benzina last minute, e l’Orendo. La buona notizia è l’apparizione di Vecchiavento, messo a fare “panza e presenza” davanti alla difesa, mentre ai suoi lati agiscono il redivivo Viviano, capace di innalzare prepotentemente lo charme della squadra, e il Maresciallone, che per una volta non gioca con i pantaloni lunghi. Complici le tante assenze, Retonto viene schierato trequartista, alle spalle di Tamarreide Floccaro e del coordinato Taddeo. Panca un po’ scarna, ma non a livello di peso: oltre a Serse, trovano posto Pazzagli e Amaurìo, con il solo Zoltan a fare da testimonial alla Slimfast. In spogliatoio, il tecnico sprona la squadra: il match è praticamente una finale, l’Spqr è avanti di due lunghezze e non si può sbagliare. Da segnalare l’arrivo sul filo di lana di Retonto, che fa l’appello giusto in tempo, ma soprattutto si presenta dalla fiera di Klagenfurt già vestito da calcio. Il migliore!

Si parte, e nel primo quarto d’ora il Bangone deve prendere confidenza con il match. I Crots, infatti, non salgono certo a Fusine per fare regali anticipati di Natale e i nostri eroi etilici faticano a trovare sbocchi. Ma il feeling con il campo è quello giusto da subito e, poco alla volta, l’Atletico sale di tono. La difesa è super concentrata e anche Rowenta, che parte emozionato e intimidito per la maglia da titolare, prende confidenza. Con il passare dei minuti, la squadra comincia a macinare gioco e, dopo poco più di 20 minuti, ecco lo splendido vantaggio: velocissima ripartenza banconiana con sei tocchi praticamente di prima, Retonto si sgancia in proiezione offensiva e, da sinistra, mette un assist al bacio che il ritrovato Floccaro, con un astuto tocco in controtempo, trasforma in rete, interrompendo un digiuno durato alcune gare. È festa! Il folto pubblico, davvero molto numeroso, va in visibilio, il Bangone si libera dei freni inibitori e, da qui in avanti, è monologo della “marea rossa”. Insomma, salta il tappo e sul campo di Fusine piove champagne. Il vantaggio di una rete non può bastare per dormire sonni tranquilli e dalla panchina non mancano incitamenti per chiudere anticipatamente i conti. Da segnalare la prodezza di Superchicche, poco impegnato in precedenza se non in qualche tranquilla uscita: il portierone con il boiler, messo in difficoltà da un retropassaggio insidioso di Pizzett e dal pressing di un avversario, si trasforma in Higuita, sventando la minaccia con un colpo di testa intelligente che spiazza l’attaccante rivale. Ma, dicevamo, l’Atletico ha ancora tanta fame (e non stiamo parlando dell’appetito di Amaurìo in panca…) e continua ad attaccare a testa bassa. Tamarreide, grazie al goal ritrovato, si scatena e sfiora per altre due volte il bis: dapprima centra di destro un clamoroso incrocio, poi con una sassata mancina prende in pieno Taddeo, rischiando di cambiare i connotati (e dagli torto…) al partner offensivo. Il tandem d’attacco continua a muoversi a meraviglia e così ecco il raddoppio, firmato proprio dall’attaccante privo di arti inferiori. Dopo poco più di mezzora, il match è in ghiaccio.

La parola d’ordine all’intervallo è “non perdere concentrazione”. Qualche timore per Raffa che, a causa di un movimento inconsulto, accusa un problema alle costole ma alla fine, stoicamente, resterà in campo. L’importanza della partita è troppo elevata per consentirsi distrazioni pericolose e, grazie anche alla fiducia maturata nel primo tempo, a inizio ripresa la pratica viene archiviata. L’uragano Floccaro si abbatte sulla difesa ospite e confeziona anche l’assist per la doppietta di Taddeo Afdl, che sancisce il tris. L’attacco, ben supportato dal centrocampo, continua a far vedere i sorci verdi agli avversari, tramortiti dalla velocità della coppia (di fatto) banconiana. Il tamarro di via Picech ci ha preso proprio gusto e realizza altri due goal di splendida fattura (con tanto di Iva al 21 per cento): dapprima si invola, ubriacando (metaforicamente) con la sua corsa la retroguardia dei Crots, e il poker è servito. Poi, con un colpo da maestro, recupera un pallone rinviato dal portiere in libera uscita e, da 40 metri, si inventa un pallonetto strepitoso che si infila in porta, mandando panchina e tifosi in visibilio. Chapeau! Con il risultato sempre più definito, ecco la girandola dei cambi (in verità già partita): Pazzagli subentra, come da preventivata staffetta, a Superchicche, mentre un esausto Maresciallo, che più volte ha fatto il diavolo a quattro nella sua corsia di pertinenza, lascia il campo per l’entrata di Zoly, protagonista di una prova positiva. A 25 minuti abbondanti dal termine, con il Bangone sopra per 5-0, Serse manda a scaldarsi anche il fantasista a base di soppressata, il buon Amaurìo, ma la sfiga ci mette lo zampino. Il barbuto trainer, infatti, voleva far riposare Pizzett, arretrando Taddeo, ma il sinuoso attaccante che ha mollato gli ormeggi a Trieste accusa un fastidio muscolare. Che rogna! C’è tempo ancora per vedere scorribande assortite, nelle quali si buttano a capofitto anche Vecchiavento, che dovrebbe forse comprare un goniometro per i piedi (due palloni scagliati verso la porta dall’anziano centrocampista sono stati recuperati a Bovec), e addirittura capitan Bistecca, che si esibisce in pregiate punizioni dal titolo “come ti becco la barriera da tutte le posizioni”. Ed ecco arrivare la sesta rete, realizzata guarda caso da Floccaro, che buca la retroguardia avversaria e firma il personale pogherino tanto amato da Viviano. All’ennesimo gol del cannoniere della Seconda categoria, la tribuna si divide: c’è chi invita Serse a levare dalle balle l’ex uomo dai 25 anelli, mentre da altri settori degli spalti si leva il grido “nudo, nudo!”, che per fortuna non va in porto, soprattutto per la presenza delle forze dell’ordine. Il tamarro de no antri sfiora addirittura la quinta rete personale, ma sarebbe stato troppo. L’Atletico tira i remi in barca e nel finale i Crots trovano due meritate soddisfazioni: dapprima ci si addormenta su una punizione, poi viene causato un rigore, con la trasformazione del penalty che coincide con il triplice fischio. Termina 6-2, e un Bancone così scintillante non si vedeva da un pezzo. A parte un po’ di esagerato nervosismo nel finale, la partita è stata molto tranquilla e ben diretta dal signor Paolo D’Andrea, il quale a fine gara confessa di essere un assiduo frequentatore del sito. Cogliamo l’occasione per salutarlo, e ci è piaciuto molto vederlo assieme a noi a mangiare la pasta dopo il match! Peccato per l’assenza dei Crots, sicuramente sarebbe stato un dopopartita piacevole, ma la doverosa partecipazione alla festa paesana giustifica ampiamente questa valida matricola capitanata dal mitico Diego.

C’è spazio per la doverosa festa coincidente con l’ultimo impegno interno della stagione. La squadra riceve l’abbraccio della tifoseria, capitanata dalla scatenata Piry, ma dagli spalti è un pellegrinaggio di gioia, in mezzo al quale spicca il mitico Frodo munito di infradito e voce da sosia di Zucchero, scortato dal Nano Marcon e dall’Umile, dotato di occhiaie d’ordinanza. Dopo la pasta, spazio alla bevanda: Floccaro, al quale ride anche il c***, si lancia in giri di birre per festeggiare la super prestazione, mentre il Maresciallo, pungolato, fa il mano di legno e si dà alla fuga. Mentre Rowenta viene canzonato per il presunto parrucchino e Viviano viene molestato dal mister (strano), il tempo scorre in allegria e il tasso alcolico si alza a dismisura. Momenti meno belli per Pazzagli, sfottuto senza pietà da Cinghialone per le due reti subite.

A 160 minuti dalla fine, si prospettano due partite ricche di emozioni. La redazione de “La Gazzetta del Bancone” preferisce non sbilanciarsi in pronostici o proclami. Ma uno solo è il grido che ci deve unire, yes, weekend!

Pillo Panchino
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Un pareggio per ripartire

Cuore, grinta e un pizzico di sfortuna. Sono i tre ingredienti che hanno contraddistinto la prova del Bangone, opposto alla capolista Dognese, crocevia fondamentale per il campionato dell’allegra ciurma di ubriaconi. Ne è uscito un pareggio per 1-1, certamente positivo anche sotto il profilo del morale dopo la battuta d’arresto con gli Sclapeciocs, che ha spezzato la serie positiva di otto partite. «Ma ora occorre pedalare duro, come fa il Cinghialone in versione “Ivan Basso de no antri” quando percorre la ciclabile in direzione Fusine. Speriamo solo di sudare meno di lui» commenta Serse a fine partita, nell’affollata conferenza stampa con i media di tutto il mondo. Già, perché sono in arrivo le ultime tre gare e ora tocca tirare la volatona.

Ma veniamo al big match di Chiusaforte. In settimana, si palesa il “Fantasma di Kaifa Stadium”, alias Biru Spritz, mai pervenuto quest’anno. Il bomber illude l’allenatore, chiamandolo per mettersi a disposizione, salvo poi tirare pacco l’ultimo giorno per problemi fisici dopo 20 minuti (…) disputati in un torneo il mercoledì precedente. L’assenza last minute dell’eclettico attaccante fatto di Pongo e vetro di Murano pesa un po’ nell’economia di questo scontro fondamentale, e alla defezione di Spritz si aggiunge anche quella di Christof, impegnato a sbagliare di continuo le “bullette” alla Snai, con tutte le ripercussioni del caso. L’allenatore ha comunque a disposizione 16 elementi (da sbarco, of course) e opta per qualche lieve variazione nello schieramento.

Tra i pali, torna titolare Pazzagli, che viene posseduto dalla sindrome di Pony e si presenta al campo di Chiusaforte con un’ora (!) di anticipo rispetto al ritrovo. In difesa, a destra viene schierato il leggiadro Taddeo, mentre sulla corsia opposta c’è spazio per il redivivo Mallet, che dopo aver fatto un mese di meritata (…) vacanza negli ultimi 90 giorni, torna (abbronzatissimo) abile e arruolato. La coppia centrale è composta dai “soliti noti”, alias capitan Bistecca – per una volta presente senza essere simile a Puff Daddy – e il collezionista di ossa, alias l’Orendo. In mediana agisce Retonto come schermo davanti alla retroguardia, accompagnato ai lati da Schkalè e dall’Amaro Bambino della Kinder; a Poz-di-scarsaform viene affidato il compito di ispirare il tandem offensivo formato da Tamarreide Floccaro e Cinzani, vera novità di giornata. Il longilineo trangugiatore di birre, reduce da una settimana intensa assieme al cugino Pieri soprattutto in Taverna, corona così il suo desiderio di giocare in una posizione più offensiva (non nel senso di offese al calcio, sia chiaro). Di gran qualità i rincalzi, auto-ribattezzatisi “la panchina degli scugnizzi”: Superchicche, Pizzett, Miccoli, Zoltan e Sgarru-pato avrebbero fatto felici quanti gridavano «teroni» all’indirizzo della squadra, mentre al panzuto tecnico sembra di guidare la Juve Stabia.

In spogliatoio si respira la giusta tensione, Serse tenta di far capire l’importanza dell’appuntamento e la squadra pare recepire. L’inizio, però, è abbastanza difficoltoso. Il diretto avversario, sin dalle prime battute, mette in seria difficoltà Mallet e la partenza della Dognese è abbastanza arrembante. Qualche brivido in area, ma l’Atletico si riorganizza e, un po’ alla volta, prende confidenza con il campo. Pazzagli non fa in tempo ad aprirsi mezzo gomito a causa del terreno di gioco perfido che deve capitolare: azione sulla sinistra offensiva dei padroni di casa, Taddeo attaccato da due giocatori perde il proprio uomo – Bressan – e l’Atletico è in svantaggio. Peccato, perché la Dognese non aveva fatto granché, mentre il Bangone stava crescendo con il passare dei minuti. Diverse, infatti, le situazioni pericolose create dai nostri: un’incursione dell’Amaro, con una Kinder Fetta al Latte in mano, non concretizzata per eccesso di dribbling, un bel tiro di Poz-di-letarg (che prima si era esibito in una bella serie di inciampi sul pallone) abbrancato a fatica dal portiere, una conclusione di Floccaro fuori di un soffio e qualche altra bella azione non concretizzata. I locali, sornioni quanto basta, amministrano (non senza patemi) e provano a pungere in contropiede, ma la retroguardia, come spesso accade, erige un muro invalicabile. Si va al riposo sotto di una rete, ma con la consapevolezza che raddrizzare il risultato è possibile. L’unico triste è Poz-di-piccolafiammiferaia, deluso per la prestazione più opaca dell’anno. In tribuna, invece, la temperatura dell’ambiente è piuttosto alta, perché la “torcida” dognese e i nostri supporter si “beccano” praticamente per tutta la partita, visto che addirittura dalla panchina si sentono esclamazioni oxfordiane. Insomma, una gara tirata in campo e pure sugli spalti!

Nella ripresa, il Bangone non comincia benissimo, ma i rivali non riescono a pungere là davanti. Anche per i nostri eroi non è facile arrivare nell’area avversaria, con Floccaro che si sbatte e Cinzani che, nonostante qualche bella serpentina, non trova lo spunto giusto per calciare a rete. Serse, allora, opera il primo cambio: dentro il Kevin Prince Boateng della Calabria, dotato di pettinatura e barbetta incolta da delinquente puro, e fuori il Berbatov di Pagnacco, lo slanciato Mallet, con Cinzani che arretra sulla linea dei difensori. La vivacità del folletto di Paola, unita all’aspetto fisico che porta qualche timore nella Dognese, ma il bunker dei padroni di casa regge. Dopo il quarto d’ora, però, ecco che arriva il meritato pari: il bambino della Kinder si invola a sinistra, bella sponda di Floccaro e palla a Taddeo, cross perfetto sull’altro lato del campo dove Schkalè si fa trovare puntuale all’inzuccata vincente, anticipando anche Poz-di-sostegnoall’azione. C’è la voglia di portare a casa il bottino pieno, i padroni di casa sono stanchi e si vede, complice l’età media più alta. Serse, che aveva meditato il tridente per raddrizzare le sorti della gara, inserisce Miccoli al posto dell’esausto Tamarreide, autore di tanto lavoro sporco, anche per dare più velocità al settore offensivo. Il Bangone prova a spingere, sollecitato da Retonto con la sua voce chiara e limpida (ma soprattutto lucida…), in difesa non si rischia più nulla a parte qualche tentativo di ripartenza, ma davanti non arriva il guizzo vincente. Apprezzabile un tentativo di stop di tacco volante da parte di Sgarru-pato (meglio non riportare i commenti della panchina…), con la gamba a due metri buoni dal pallone, mentre Miccoli, come al solito, regala grinta – e pure qualche fallo, non cattivo – in campo. E così, si arriva a un altro momento topico della partita: è il 33’ quando Schkalè, che poco prima aveva battibeccato con la panchina locale, riceve un’involontaria gomitata sul naso da parte di un avversario. L’abbronzato mediano si accascia a terra, mentre dal suo naso escono fiotti di sangue a bestia. Sgarru-pato, per tranquillizzarlo, gli va vicino e comincia a gridare «oh mio Dio!!!». Insomma, una bella botta per il centrocampista più egocentrico delle Tre Venezie, con l’avversario autore del fallo che si giustifica così: «Non l’ho fatto apposta… ma a dire la verità, vedendolo così bianco in faccia ho voluto aggiungere un po’ di colore a quel volto pallido…». Sia chiaro che questa è una gag per sdrammatizzare, nata dalla mente malata di chi scrive. Al posto di Schkalè, che viene accompagnato in spogliatoio da Superchicche, va in campo Zoltan, che per le movenze viene subito rinominato “Thiago Buondì Motta”. Proprio da una verticalizzazione dell’erede naturale di Puskas, nasce una mezza occasione per Miccoli, ma il risultato non si schioda più. Finisce con un positivo 1-1, buono soprattutto per il morale. A fine gara, grande preoccupazione per Schkalè, andato da solo in ospedale a Tolmezzo, ma poi ricomparso, conciato come dopo una rissa nei peggiori bar di Caracas, alla sagra di Camporosso. «Vedo il bicchiere mezzo pieno – spiega Serse a fine partita, davanti a una birra quasi finita -, prendiamoci questo punto e ora giochiamocela fino in fonTo!». Nel mentre, la cassa di birra portata da Retonto viene polverizzata dagli assetati banconiani, con il riccioluto centrocampista che si raccomanda di non rompere i vuoti e lui, per primo, ne spacca un paio. Saranno pochi i superstiti in vetro che torneranno a Tarvisio…

Bella, infine, l’accoglienza da parte della Dognese, che offre una pasta bagnata dai nostri con soverchie bevande al chiosco. Mentre E Balle Varie (quasi una visione…) si ostina a spiegare le variazioni tattiche a Poz-di-perplessità e Piry, si socializza con gli avversari, con i quali è un piacere scambiare due chiacchiere in armonia. Grazie agli avversari!

Ed eccoci giunti al rush finale. In casa Bangone cresce l’attesa per le tre partite conclusive, vero spartiacque della stagione. Occorreranno grinta, cuore e convinzione, ma anche un pizzico di fortuna, che non sempre ci è stata amica. Il “dunque” è arrivato.

Pillo Panchino

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S.P.Q.R. (Sperperiamo punti quasi regolarmente)

 

Ci mancano soltanto il frustino e le borchie. Già, perché al Bangone – questo ormai si è capito da un pezzo -, il masochismo piace un sacco. L’ennesima riprova è arrivata contro l’Spqr Zuglio: una partita da vincere, per provare a mettere il turbo e distanziare una pericolosa inseguitrice. Invece, l’Atletico di sabato scorso sembrava la vecchia Punto di Serse, in particolare quando aveva “la tosse”. Un po’ di scorie, la temuta pausa ferragostana che già gli scorsi anni aveva fatto un sacco di danni, sembra averle proprio lasciate.

Rispetto al match di Cercivento, dove il Bangone si era presentato con gli uomini contati, riuscendo però a strappare un prezioso punto, ci sono un po’ di effettivi in più a disposizione del mister. Tra i pali va ancora Pazzagli, che rimette la maglia-tributo al suo sfortunato omonimo. Lo scultoreo portiere alle cime di rapa è protetto da una linea difensiva di tutto rispetto: a destra, come di consueto, si schiera Cinzani, reduce da una spesa di 1.600 euro giornalieri agli stand dell’Alpenfest (e non per mangiare); sull’altro versante agisce Pizzett, ancora visibilmente provato dalla serata alla Pregiatissima nella quale aveva gustato giusto un paio (…) di rossi assieme all’allegra combriccola banconiana. La cerniera centrale è composta da capitan Bistecca, per una volta con un look (quasi) da persona seria e non da teppista metropolitano, e il Rosticcere, purtroppo senza folta barba da sfoggiare. Serse lascia il diffidato Orendo in panchina e l’arcigno speronatibie, autorizzato a presentarsi tardi al campo, incredibilmente non arriva sbronzo al “Mario De Caneva” (ma la sera prima si era distinto). Nonostante l’assenza del Fantasma Formaggera e di Riccioli d’oro, tornato in formato Retonto – e cioè infortunato -, la mediana è di qualità: il bambino della Kinder, che ogni tanto due barrette al cioccolato potrebbe pure portarle, a protezione della retroguardia, mentre ai suoi lati agiscono Danza Sukuro a sinistra e il coordinato Taddeo sull’altro versante. All’uomo di carattere Dige spetta, come ormai da tradizione, il ruolo di trequartista alle spalle delle due punte, che sono Tamarreide Floccaro e Miccoli. La panchina straborda di qualità, con l’esordio in lista di Profilone e il Maresciallo Petocci, pur orfano di Steve, con un pallore da museo delle cere che non consente di rimpiangere Schkalè. Amaurìo, dopo avergli irrorato l’abitacolo dell’Amarok con un litro di coca cola la sera prima, non la smette di infierire.

Si parte, e il panzuto tecnico ha subito qualche presagio negativo. Il primo fattore negativo è il ritardo con il quale diversi giocatori si presentano al campo, con il premio Nobel alla memoria di Miccoli che, un’altra volta, dimentica il documento. Probabilmente, il malumore del V.B. de no antri (per informazioni su cosa significhi la sigla, chiedere a Viti…), che striglia i ragazzi prima della partita, sembra contagioso. Il lamentino Di Gennaro, che al lago di Cave aveva sottolineato a Serse di avere mal di gola, sembra nervoso già dai primi istanti e comincia subito a battibeccare con Taddeo, reo di troppi errori. Lo stesso, sgraziato Paga, si arrabbia e l’allenatore ha il suo bel da fare a placare i due. In più, la manovra è piuttosto lenta, complice anche l’ottimo piazzamento degli avversari, smaliziati marpioni che sanno stare in campo. Così, per una ventina di minuti, il Bancone è protagonista di uno sterile “ballbesitz”, mentre Pazzagli deve volare a deviare in corner una sciabolata dalla distanza, rischiando di spezzarsi la schiena sul palo e mostrando una leggerezza da ballerina (si, vabbè, ho esagerato). Floccaro, in avanti, non riceve molti palloni ed è poco assistito, e pure Miccoli, reduce da una intensa giornata a racchettoni, non sembra in vena. Ma, con il passare dei minuti, qualcosa di buono si vede: l’Amaro Bambino della Kinder dà equilibrio alla squadra e prende in mano le operazioni, la difesa si sistema al meglio e così, su una ripartenza incredibilmente (quasi) veloce, il Bangone passa. Dige si invola sulla destra e, servito alla perfezione, si presenta solo davanti al portiere e lo batte in diagonale. Come al solito, entusiasta festeggiamento di Poz-di-scontentezz, abile a firmare il terzo gol stagionale. Mancano circa 10 minuti e, con un secondo gol, la partita potrebbe essere quasi in ghiaccio, ma l’Atletico è poca cosa. Se, dietro, la diga eretta dal Rostic e dal Bistecca (no, il primo non vuole cucinarsi il secondo…) si rafforza con il passare dei minuti, gli altri reparti stentano. Ma nonostante le fatiche, si chiude il primo tempo sopra di un gol.

Il barbuto trainer prova negli spogliatoi a scuotere la squadra dal torpore, provando poi anche a riportare il sereno in mezzo al nervosismo. Qualche timido segnale dai parte dei “belli addormentati” (eufemismo) si intravede e anche Floccaro, finalmente, riesce ad andare al tiro, con Serse che dopo aver tanto atteso la gag in panca, può liberare il suo essere Jeff Turner e grida “bravo Mark!” all’indirizzo dell’uomo incapace di bere con la cannuccia. Il portiere avversario, comunque, si fa trovare pronto e respinge la conclusione. Ed ecco che, però, accade il fattaccio. L’Spqr guadagna una punizione al limite, un astuto avversario tira, Pazzagli blocca e l’arbitro, abbastanza inspiegabilmente, fa ripetere tra le proteste vibranti del team di casa. Il lungocrinito estremo difensore si sgola con Pizzett, forse ancora intontito dal Merlot della serata precedente, dicendogli che con il suo piazzamento non vede partire il pallone e il numero 10 avversario, con una conclusione chirurgica, piazza il pallone a fil di palo. Arriva l’1-1 e il beffone è servito. Raffa non la prende bene, sembra innervosirsi e il tecnico lo sostituisce con l’abbronzato Petocci, schierato in mediana con l’arretramento di Taddeo sulla linea difensiva. Il match scorre senza sussulti, con il centrocampo che non riesce a cucire per l’attacco, e dunque le occasioni latitano. Anzi, in contropiede corriamo anche qualche piccolo pericolo – ma Pazzagli è sempre attento – e, nonostante qualche timido tentativo, il risultato non si schioda dal pari. Finisce con tanto amaro (non Negroni, eh…) in bocca per l’ennesima occasione gettata al vento. Così, a qualcuno tocca affogare i dispiaceri nella birra. Serse prova a consolarsi tarmando il Maresciallo con la gag Mourinho-Villanova, al chiosco di Tarvisio si scende in pochi, ma buoni.

Insomma, è stata una serata non molto positiva, da archiviare come un piccolo incidente di percorso, soprattutto per il troppo malumore in campo. Ricordando l’umiliazione dell’andata a Zuglio, anche questo pareggio è un gran passo in avanti. Adesso, il Bancone è atteso da un ciclo terribile, che lo metterà di fronte a Sclapeciocs e Dognese. Due partite da affrontare con il giusto spirito che, ne siamo sicuri, l’Atletico sarà riprovare. We have a dream: non è il momento di gettare via tutto. Pronti a ripartire di slancio… yes, we can!

Pillo Panchino

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Sappiamo fare i nostri calcoli (renali)!

È destino che si debba soffrire. Lo sanno bene le coronarie del povero Serse, che a ogni partita sono messe a dura prova. Così, ricalcando un copione già ben noto, è andata anche contro l’Adm. Soltanto che stavolta, a differenza di quanto accaduto con il Betania, il risultato ha sorriso, pur senza offrire una prestazione convincente, anzi. Insomma l’Atletico, che voleva essere un buon Dom Perignon, alla fine sembrava una cassa di spumante (…) da 1,20 euro (per sei bottiglie), delle quali gli ungheresi, ai tempi belli del boom commerciale tarvisiano, erano ghiotti.

È finita 2-1, con la seconda rimonta vincente stagionale. E questo, nonostante un Bancone in grandissima emergenza, con soli 13 elementi a disposizione del mister per questa partita chiave della stagione. Ma veniamo allo schieramento. Tra i pali prende posto Pazzagli, che giunge al campo di Fusine banfandosi sino allo stremo dell’acquisto delle nuove scarpette a soli 20 euri. Il colore rosso delle calzature lo fa apparire un semaforo, complice la maglia verde, ma soprattutto il capellone portiere pugliese non sa che le scarpe provengono dal campionato turkmeno, dove sono state indossate dal Ballotta locale. In difesa, a destra va Pizzett, che Serse tenta di indurre a una maggiore disciplina in campo, mentre sul lato mancino agisce lo scoordinato Taddeo, pronto a diventare il profeta degli Emo complice l’elegante taglio di capelli. Inedita, tanto per cambiare, la coppia centrale: oltre a capitan Bistecca, che per l’ennesima volta si presenta al campo con un cappello da rapper (ricordiamoci che ha 30 anni passati e soprattutto è padre di famiglia…), c’è l’esordio in campionato del Rosticcere, meglio noto come Dachau a causa della magrezza sempre più evidente, tanto che Serse e Vecchiavento si propongono – in modo disinteressato – di donare al lungagnone qualche chilo.

Vecchiavento, si diceva. È proprio lui, presente per la seconda volta in stagione, il fulcro della mediana, posizionato a protezione della difesa. Si vede che è in forma già dal prepartita: arriva da Tizio e Caio con la chioma fluente (…) e vestito come fossimo a Copacabana. Peccato ci fossero 13 gradi e le sue giunture da anziano ne hanno certamente risentito. Al fianco dell’esperto (…) mediano dai piedi di balsa, si posizionano Retonto, innervosito dall’assenza di Profilone con relativo rito del sorso di birra prepartita, e Schkalè, reduce dal Gran Premio con Cinghialone la sera precedente. A fare il trequartista, ma senza il numero 10 (così non si è bullato per tutta la gara) va un uomo di carattere, Di Gennaro, che sarà poi impegnato in dialoghi da libro Cuore con l’arbitro, ovviamente lamentandosi di continuo. Tanto per mettere una nota di allegria nello spogliatoio, la mezzapunta più lagnosa delle tre Venezie entra annunciando la prematura dipartita di Amy Winehouse, alla quale gli ubriaconi del Bancone dedicheranno la vittoria in segno di stima e affetto.

In attacco agiscono lo sgusciante Miccoli, che stavolta non dimentica nulla, e il maestro di ortografia Christof, alla sua prima volta da titolare. La panchina sprizza qualità: a disposizione del panzuto tecnico ci sono soltanto due elementi. E che elementi! Il primo è l’esimio Maresciallo, che arriva pallido come un cadavere per sentirsi in tinta con la “Notte bianca” di Velden – che peraltro era la sera prima, ma lui non se n’è accorto – e accompagnato da una collega infermiera, sulla quale vuole fare colpo con una bella prestazione (in campo, sia chiaro): Serse lo accontenta, spedendolo in panchina. Oltre a Petocci, data l’emergenza Serse costringe Superchicche a vestirsi da giocatore di movimento, con tanto di bulbo in bella vista.

Prima della partita, il mister tenta di far capire quanto sia importante il match: la pesante sconfitta dei Nolas e Lops, unita al turno di riposo del Betania, consentirebbe di agguantare il terzo posto in solitaria, importante anche sotto il profilo mentale. In spogliatoio, mentre c’è il discorso pre-gara, aleggia uno strano silenzio, agevolato dall’assenza di Viviano. Nessuno parla, si avverte soltanto lo sbattere delle ciglia (qualcuno meno, ma soprattutto qualcuno più). Il barlume di concentrazione, però, svanisce non appena la squadra entra in campo. L’Adm è un team di vecchie volpi e, alla prima occasione buona, si porta avanti: pasticcio difensivo da «la prendo io, no è tua» e l’astuto centravanti ospite si incunea e supera Pazzagli. A Fusine è 0-1 e sul “Mario De Caneva” cala il gelo. L’Atletico non sembra in grande giornata, fa girare il pallone (nel nome del “Ballbesitz” di marca blaugrana tanto amato da Mummiavento e Serse), ma davanti non è incisivo. Christof, infatti, gira troppo al largo dalla porta, costringendo il tecnico e il vice Cinghialone a sgolarsi per farlo rimanere alto, mentre Miccoli è troppo isolato, anche se prova qualche giocata. A parte un bolide (…) su punizione scagliato da Di Gennaro e una sassata (…) mancina di Anzianavento, che si perde quasi in fallo laterale, il loro portiere dorme sonni tranquilli. Dopo un quarto d’ora osceno, però, l’Atletico si ricompatta e comincia, sempre senza brillare troppo, a macinare gioco. Niente di che, ma l’Adm fatica a ripartire e soprattutto a riconquistare il pallone, che i centrocampisti fanno girare con efficienza, nonostante qualche errore di troppo nei passaggi. A mancare, però, è soprattutto la “cazzimma”, ma a dare la carica sono un super anticipo del redivivo Pizzett, per una volta più attento alla posizione in campo, ma soprattutto alla travolgente cavalcata di Miccoli che porta al pareggio: siamo alla mezzora, Di Gennaro mette una “palla parlante” a destra, il piccolo trottolino si invola e, con un preciso tocco, supera l’uscita del portiere, depositando in rete l’1-1. La sua pacata esultanza – mai ai livelli di Fernet, però – lo porta a togliersi la maglia, beccandosi il giallo. Da ricordare, poi, che Miccoli va a gioire dalle parti di Cinzani, squalificato e pronto a vigilare sull’ordine pubblico del campo di Fusine, mentre a Tarvisio si consumano i peggio reati. Detto del pareggio, il Bancone preme ancora, ma il primo tempo si chiude in parità.

Serse, nello spogliatoio, chiede ai ragazzi di essere più convinti e “cattivi” per portare a casa una vittoria fondamentale. L’inizio di ripresa non è malvagio: il più scatenato è sempre Miccoli, che corre come un ossesso e impegna il portiere avversario, mentre il suo partner d’attacco, probabilmente impegnato a formulare un congiuntivo corretto, stenta parecchio. Nonostante avessero di fronte due ottime punte, Rosticcere e Bistecca danno sicurezza, e anche la mediana, nonostante gli inconsueti lamenti del trequartista, gira al meglio. Si arriva così all’episodio che decide la partita: lo sgraziato Taddeo sfrutta la sua arma migliore, ossia la velocità, per lanciarsi sulla fascia sinistra, raccoglie un pallone sporco e mette un tiro-cross fendente in area, dove Christof, con furbizia, allunga il pallone in rete con un piattone d’istinto. Esplode la festa! Il Bancone prova ad amministrare il vantaggio e partire in contropiede, ma la mancanza di precisione ferma ogni tentativo. Davanti, Miccoli si batte come un leone, rischiando anche il cartellino verde con qualche intervento falloso al limite, e l’Atletico può recriminare, già sull’1-1, per un rigore evidente non concesso dall’arbitro, che comunque ha diretto bene e si è anche fermato a mangiare la pasta. Magari avere sempre gente così! Il Bancone, dicevamo, prova ad addormentare la partita, ma a 20’ dalla fine esce il profeta del possesso palla, alias Vecchiavento. Al suo posto, va in campo il Maresciallo, carico come una molla e incredibilmente aggressivo sul terreno di gioco: per non smentirsi, dopo due ottimi interventi in mediana, si rende protagonista di un episodio comico. Su azione d’attacco, mentre il pallone sta per uscire (e sarebbe corner per la “marea rossa”), il buon Petocci si inventa una specie di tentativo di rovesciata che fa carambolare fuori il pallone, con rimessa dal fonto… pardon, dal fondo. Tutti la prendono bene. Gli ospiti, in ogni caso, si buttano a capofitto alla ricerca del pari e negli ultimi 10 minuti si soffre: brividi su un paio di calci d’angolo per i tentativi di testa del centravanti Adm – come al solito marcato con attenzione dalla difesa -, poi è il Rosticcere a sbrogliare una situazione complicata con grande scelta di tempo. Insomma, il “bunker” regge e il Bancone può festeggiare per una vittoria che vale il terzo posto in solitaria.

Splendido anche il dopopartita. Il campo di Fusine si trasforma in un’area di festa, con il buon Caifa scatenato in cucina: oltre alla pasta, compaiono anche la polenta con il gorgonzola e le rinomate “frittelle by Tatina”. Insomma, c’è di che mangiare, e anche bere volendo: l’Atletico, Pazzagli compreso, celebra con diverse birrette la sua quarta vittoria stagionale. Ora, i nostri eroi dal fegato gonfio sono attesi dal turno di riposo, poi si ripartirà il 5 agosto contro i Nolas e Lops, altra sfida cruciale per continuare a coltivare ambizioni da ‘big’. La strada è quella giusta, adesso bisogna continuare a percorrerla. Magari senza soffrire sempre, come se avessimo i calcoli renali perenni.

Pillo Panchino

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“Facile”, parola sconosciuta

Eh già, la crisi dell’editoria aveva colpito anche la “Gazzetta del Bancone”. Dopo un periodo di chiusura forzata (alcuni dicono per evidente fancazzismo dei curatori del sito), però, la redazione ha riaperto i battenti e, grazie all’impegno del webmaster Profilone, il sito banconiano è risorto.

Fatta questa doverosa (…) precisazione, buttiamoci subito sull’attualità più stretta. Al Bancone non piace la parola “facile”. Che sia vincere così, oppure perdere (ricordiamoci Zuglio…), o ancora pareggiare, la strada è sempre tortuosa, neanche fosse il cervello di Vecchiavento mentre filosofeggia all’interno dello spogliatoio. Così è stato anche con il Betania. La superiorità in campo avrebbe presupposto, infatti, una vittoria “facile” – tanto per ribadire il concetto -, e invece è uscito un pari per 1-1 che stava per trasformarsi in un thriller, dove il maggiordomo (pardon, l’assassino) di sé stesso era proprio il Bancone.

Ma andiamo per ordine. I nostri eroi dal fegato gonfio si presentano a Fusine dopo due vittorie consecutive e il terzo posto, complice la Coppa disciplina, in saccoccia. Di fronte c’è un Betania staccato di un punto, una vittoria vorrebbe dire lasciare la rivale a -3. Serse arriva al campo dotato di cassa di birra gentilmente offerta da Steve D’Incà, che per il suo compleanno regala alla squadra dell’alcol, mentre il panzuto trainer avrebbe preferito che l’esperto (…) regista donasse qualche bestemmia sul terreno di gioco. I giocatori arrivano alla spicciolata: Pizzett è già sul posto da ore, pronto a dire «zìzìzì» non appena qualcuno gli fa notare qualcosa, Rowenta scende di casa (ma non dal letto, almeno mentalmente…) e anticipa tutti. La consueta ovazione accoglie il Maresciallo Petocci, mentre Ja-Wario Miccoli decide di entrare perfettamente in clima Bancone e, imitando il suo idolo incontrastato Retonto, dimentica il documento. Le bestemmie di Serse non si fanno attendere e Piry si trasforma in chaffeur per recuperare la carta d’identità tramite la fuoriserie di Retonto. Il barbuto tecnico tenta di motivare i suoi e addirittura Viviano, uno dei fondatori della sagra della logorrea, sta a sentire. Durante l’appello, il capace (…) direttore di gara conferma di avere poche idee, ma ben confuse, e cazzia l’azzoppato Cinghialone perché aveva commesso il grave dispettuccio di tenere la bandierina, pertinenza di Rowenta, in mano. Una marachella gravissima!

Il Bancone si schiera con il 4-3-3 tanto caro a Serse. Tra i pali va Pazzagli, che quando si sente annunciare la difesa ha un mancamento. Dietro, infatti, mancano l’Orendo in ferie (voci di corridoio dicono in un ossario, per cercare un pezzo da aggiungere alla sua collezione di tibie), il Bistecca per impegni familiari, il Rosticcere per motivi di lavoro e l’Umile, frenato dal ginocchio rotto mentre diceva «Chi al va il veri, chi il carton…» a Illegio, con occhi spiritati ed evidente imbarazzo degli Sclapeciocs. I due centrali, così, sono inediti: Retonto e il longilineo Taddeo compongono questa “strana coppia”, aiutati ai lati da Cinzani a destra e capitan Pizzett a sinistra. In mediana, con Steve al centro, si posizionano Viviano, che ha il chiaro compito di spaventare gli avversari con la sua avvenenza fisica, e Sukuro, che da quando va a saltare di testa (prendendone una su 27) si bulla a più non posso. Davanti, la marionetta Floccaro fa la punta centrale, coadiuvata da Indurmidinho a sinistra (ultima partita per lui, pronto a sbarcare in Inghilterra con la voglia di essere il prossimo cantante degli Oasis) e Miccoli, reduce dalla strepitosa doppietta contro il Paularo, a destra.

Si parte e, da subito, il Bancone è padrone della situazione. Il Betania, forse rimaneggiato, fatica a mettere la testa fuori dal guscio e la coppia centrale della difesa non concede davvero nulla. Gli unici rimproveri sono per Pizzett, che sta alto manco fosse Ryan Giggs, ma lui si limita a rispondere «zìzìzì» a chiunque gli muova una critica. I centrocampisti stentano un po’ a giocare con il pallone a terra, mentre il tridente non è sempre in sintonia, e così le occasioni da gol stentano ad arrivare. Ma, come un buon diesel, quando il Bancone carbura, gli effetti si vedono: Miccoli va vicino al vantaggio, toccando d’esterno sinistro un cross di Cinzani, ma il pallone di infrange sull’incrocio dei pali. Anche Viviano va vicino alla rete, ma il risultato non si schioda dallo 0-0. Sul finire del primo tempo, il George Best di Tarvisio Basso (alias Cinzani) si fa prendere dal nervosismo e, complice anche l’arbitro fiscale (eufemismo) rimedia due gialli in pochi minuti, con un conseguente cartellino verde. Al suo posto entra il modello Zoly che, pensando al 730 appena elaborato con Stiefel, va a fare il terzino sinistro, con Pizzett dirottato sull’altra fascia.

Nella ripresa, l’Atletico parte con determinazione, ma la porta sembra stregata. Serse prova a mischiare le carte, inserendo Fluido al posto di Miccoli. Il Christof de no antri si esibisce subito in un paio di slalom che traumatizzano la difesa ospite, ma un bel trauma arriva anche dalla sua prima, bellissima rimessa laterale. Al posto di un esausto Indurmidinho si rivede anche Sgarru-pato che, a distanza di un mese e mezzo dall’infortunio, riporta sul campo la sua meravigliosa chioma. Il Bancone continua a provarci, però senza fortuna: Floccaro, per una volta poco brillante rispetto alle precedenti gare dirompenti, scaglia una sassata mancina ribattuta dal portiere, in più occasioni i nostri si presentano in area, ma non concretizzano. E così, a un certo punto si materializza il beffone. Su un lancio lungo, lo sgraziato Taddeo si mette a protezione del pallone, ma un astuto avversario, sbilanciandolo un po’ (era fallo), ci mette la punta del piede e infila la sfera alle spalle di Pazzagli. Gelo sul “Caifa Stadium”. Gli animi si accendono, l’arbitro pensa più a chi sta fuori dal campo che non a sanzionare alcuni interventi fallosi (non cattivi), ma i nostri pregiati calciatori non sono disposti a mollare. In panca, show di Superchicche, che incita la squadra facendo diventare il timpano del mister come una cotoletta a furia di gridare, e di Vix, sempre pronto a distendere il clima.

La grinta  e il carattere profusi in campo, dopo tanti sforzi, sfociano in un pari dal sapore particolare: Christof si guadagna una punizione, sul pallone va Steve che, con una conclusione maligna, inganna il portiere ospite. Esplode una grande gioia e c’è ancora tempo per tentare la rimonta. Sukuro, dopo aver colto una traversa in precedenza, sfiora il vantaggio, il Bancone si butta in attacco a testa bassa ma nessuno trova il guizzo vincente. Finisce 1-1, con qualche rimpianto ma la consapevolezza che poteva andare peggio. Il terzo posto rimane banconiano, ma la strada è lunga e dura.

A fine partita, la cassa di birre di Steve viene rapidamente prosciugata, Sukuro vaneggia sulle sue giocate e il Maresciallo Petocci continua a essere una delle attrazioni della serata. L’allegra comitiva si sposta al campo di Tarvisio, dove Serse coltiva la sua cirrosi epatica a suon di birrette. Il panzuto mister e Piry si intrattengono al chiosco fino alle 3, godendosi la filosofia di calcio del disperso E Balle Varie, che peraltro indossa dei sandali discutibili. È già tempo di pensare a sabato prossimo, crocevia importante prima della pausa: a Fusine arriva l’Adm e il Bancone (ci perdonino gli avversari) vuole tornare a volare.

Pillo Panchino

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F.C. ATLETICO BANCONE

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